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“Com’è che un amore finisce? Finisce quando non ce n’è più, quando ce n’è troppo, quando in realtà non c’è mai stato. Un amore finisce perché qualcosa si consuma: allora non bisogna usarlo, forse, l’amore.”

Questa una delle frasi più profonde del romanzo di Chiara Gamberale, ospite di Arturo nel programma Nero su Bianco. 

Fin dai suoi primi romanzi,  Chiara Gamberale, nata nel ’77, insegue temi come l’amore, il disamore, la precarietà sentimentale e l’affanno identitario di questo tempo oberato da faticose ridefinizioni di ruoli nella sfera del privato. In Una vita sottile parlava di anoressia, ne La zona cieca s’addentrava nei meandri del rapporto con un maschio narcisista e compulsivo.

È una vicenda in forma di fiaba il nuovo libro di Chiara Gamberale, Le luci nelle case degli altri. Riesce a sviluppare con leggerezza, creatività di soluzioni e un alternarsi divertito di registri narrativi, argomenti seri e vitali come la mancanza di padri nella nostra società e la necessità o l’urgenza, nonostante tutto, della famiglia.

 

Mandorla, la ragazzina protagonista del libro, si trova a osservare cinque situazioni, cinque famiglie in cui potrebbe esserci il suo papà, di cui non conosce l’identità. Sa solo che si trova nel suo palazzo romano, in via di Grotta Perfetta 315. La storia comincia con la morte improvvisa di Maria, la mamma di Mandorla. Una lettera la informa che lei è stata concepita proprio nel condomio dove abita, senza però specificare chi sia il padre. Dopo lo scompiglio iniziale, i condomini decidono di evitare il test del dna, ma di farsi carico tutti insieme di Mandorla, che così si ritrova a passare da un piano all’altro, da un interno all’altro, osservando tutto da una strana posizione. Man mano che Mandorla cresce ne viene fuori un romanzo corale, intenso e coinvolgente. E con un gran finale a sorpresa. 

 

Cosa vuole trasmetterci Chiara, attraverso questa piacevole lettura? Ci ricorderà che ancora prima di essere mogli, madri, padri, mariti e figli, siamo persone: meravigliose ma allo stesso tempo terribili, e tutte con un’infanzia alle spalle che rischia di perseguitarci per sempre. E scopriremo così che la famiglia è un’indefinibile alchimia: chi ce l’ha ne avverte il peso fino a mandarla in mille pezzi, chi non ce l’ha la desidera come il solo luogo della felicità possibile.

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